venerdì 3 maggio 2013

13. IL FILOSOFO CALABRESE VIVEVA DA ASCETA

in Orizzonti n. 37         di Leone G. Ventura
Giuseppe Rito modella il busto di Antonio
“Se Antonio Lombardi avesse potuto lavorare ancora per un decennio, senza alcun dubbio avrebbe conseguita fama nazionale di filosofo”. Essendo morto il 6 agosto 1950, dunque, a quest'ora Nino Lombardi non sarebbe lontano dalla fama di un Croce e di un Gentile. È un giudizio di uno studioso controllato e noto; perciò, anche se l'autore è poco noto, non può pigliarsi a gabbo. Tanto più che il ricordo di questa originale personalità di filosofo, di orientalista, di asceta, anziché appassire, rifiorisce di anno in anno nella vasta élite dei suoi ammiratori, in gran parte calabresi.
A leggerne il profilo stesone da Vito G. Galati (Edizione Cultura e Azione) si resta meravigliati che il nome di questo geniale e schietto cristiano sia stato pressoché bandito dal catalogo della nostra cultura ufficiale. Ma è un po' il destino comune a un certo numero di ingegni calabresi rimasti nell'ombra e che, invece, sarebbe doveroso mettere sul candelabro.
Lombardi (era nato a Catanzaro nel 1898) da giovanissimo manifestò spiccato il carattere dell’ingegno latino e, precisamente, mediterraneo: l'amore senza riserve per la bellezza, per la bontà, per il valore nelle sue forme più svariate. Rivelò una vocazione letteraria che però non gli impediva di appassionarsi ad astrusi problemi matematici. Si laureò in diritto, divenne esperto nell'avvocatura (ciò fu dovuto all'essere erede di un noto studio legale catanzarese); ciò nonostante si tuffò fiducioso nell'oceano della più personale speculazione filosofica.
Visse la sua esperienza amorosa tradottasi ben presto, dopo la morte dell'amica, in esperienza di puro dolore. Fino ai 25 anni visse nell'ateismo e nell'indifferenza religiosa: dopo si convertì alla Chiesa di Roma.
L'integralità e l'unità della sua vita furono alla base di questa conversione integrale. I suoi studi filosofici conversero all'Essere come al Tutto. Quest’approfondita ed equilibrata esperienza dell'Essere, che gli rendeva possibile la fede in Dio, fu la piattaforma di lancio per l'investigazione personale metafisica di Nino Lombardi. Hegel, Kant, Spinoza, Bruno sono stati vagliati nel suo lavoro filosofico di maggior respiro, (Critica delle metafisiche) al crivello di questa totale riflessione.
Ma l'originalità più spiccata del pensatore calabrese è l'analisi a cui ha sottoposto - sempre per un bisogno di uno studio universale del pensiero umano - anche i grandi filosofi orientali: indiani (Nagarjuna, Asanga, Cankara e Tagore) e cinesi (Lao-Tse, Chuang-Tse, Chu-Hi). In polemica con il grande orientalista italiano Giuseppe Tucci, Lombardi volle sostenere che tra i filosofi europei e quelli asiatici “non esiste, non può esistere nessuna fondamentale diversità di natura umana, nessuna incontrovertibilità di esperienze”. Vito G. Galati, nel suo studio, reputa che sia Lombardi che Tucci colgano il vero nonostante le apparenti antinomie: perché non si tratta di vere antinomie ma di semplici divergenze nell'impostazione del problema.
Da parte nostra riteniamo che la tesi orientalista di Lombardi costituisce un felice tentativo di ricupero di una grande civiltà, meglio di incontro con essa: tentativo che, se sviluppato, riuscirà di giovamento nell'attuale sforzo di mondializzazione delle forme di vita e di cultura.
Ma Nino Lombardi suscita la nostra ammirazione soprattutto leggendo i suoi diari intimi (di cui Galati ha riportato brani inediti). Si ha l'impressione prepotente di avere a che fare con un santo da altare: “7 dicembre ’28: avvicinare i poveri più abietti, la cui vicinanza ci umilia maggiormente agli occhi del mondo: stravaganti, pazzi, ecc. poiché con la pazienza e la carità verso di questi, il S. Cuore ci vuole affidare il dono della perfezione… Non cercare di piacere a nessuno, a nessuna, o cercando di far bella mostra di me, o con la parola, o anche con l'umiltà stessa”. 12 dicembre: Non commettere alcun peccato veniale di volontà”. E poco prima della malattia mortale, proponeva, nel lavorio serrato e sereno verso il perfezionamento: “Essere dolce come Gesù. Riposare nel seno di Dio come un bambino senza pensieri. Tacere quando siete accusato. Non lamentarsi di nulla”.
Ancora una volta Antonio Lombardi ci convince di aver scoperto l'integralismo: ma quello più perfetto e fecondo, ossia la santità.

Nessun commento:

Posta un commento