venerdì 3 maggio 2013

19. ANTONIO LOMBARDI: UN INVITO AL DIALOGO TRA LE CULTURE E RELIGIONI



Da Antonio Lombardi al Concilio Vaticano II,
un invito al dialogo tra  le diverse culture e religioni [1]

di Luigi Mariano Guzzo  (*)


Sommario: 1. Per una teologia delle religioni nel Vaticano II; 2. Il filosofo Lombardi anticipatore della Nostra aetate, 3. La conoscenza delle altre religioni; 4. Verso una cristianità “cattolica”, cioè universale.


1.                      Per una teologia delle religioni nel Vaticano II
L’afflato ecumenico e interreligioso nasce dalla tensione per l’annuncio missionario all’uomo della storia, che, si può dire, è uno dei punti forti della Chiesa conciliare. Alle diocesi è chiesto di sentirsi “inviate” anche a coloro che “non credono in Cristo … per costituire, con la testimonianza di vita dei singoli fedeli e della comunità tutta, il segno che addita loro il Cristo”[2]. Di più: un intero Decreto conciliare (Unitatis redintegratio) è dedicato all’Ecumenismo per “il ristabilimento dell’unità da promuoversi fra tutti i Cristiani”[3] ed una Dichiarazione (Nostra aetate) esplicita le relazioni della Chiesa con le religioni non  cristiane.  
La Chiesa del Vaticano II risponde alle sfide lanciate dal pluralismo valoriale della nostra società contemporanea. I processi migratori oggi stanno radicalmente cambiando un panorama uniforme caratterizzato da un grande monopolio cattolico e da una scarsa incidenza di minoranze religiose come ebrei e valdesi. Le grandi città italiane conoscono la presenza di nuove e antiche comunità  che per la loro crescente consistenza numerica, stanno lentamente mutando la situazione, creando scenari imprevedibili di confronto e di dialogo ecumenico e interreligioso. Per capire la complessità del fenomeno e la sua delicatezza, si può anche solo pensare alle questioni (spesso dubbie e irrisolte) nascenti  dai matrimoni misti, dall’insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali o dall’esposizione di simboli religiosi nei luoghi pubblici.
Il cristianesimo fin dalle origini è abituato al confronto con altri credi e tradizioni. “Si è trattato di un incontro decisivo che ne ha plasmato per secoli il volto, solo che si pensi al rapporto con le molteplici religioni politeiste presenti nell’impero romano in cui si diffuse il primitivo messaggio cristiano”[4].
I primi cristiani ammettono che Dio si fa riconoscere dall’uomo attraverso il dono della ragione. Ciò significa che anche le religioni pagane, pur se vanno rifiutate per le loro credenze politeistiche, contengono quei germi di verità che le pongono come una sorta di preparazione all’annuncio del Vangelo. Con il passare dei secoli però si fa strada un principio “esclusivista”, che, condensato  nella nota espressione di Cipriano (200-258),  nulla salus extra ecclesiam  (al di fuori della Chiesa non vi è possibilità di salvezza), è stato consacrato nel Concilio di Trento (1545-1563).
Soltanto con il Concilio Vaticano II si gettano le basi, in campo cattolico, per una teologia delle religioni in grado di fare i conti con la contemporaneità. E si fa strada così l’idea di un principio “inclusivista”, per la verità già elaborato nel II secolo da Giustino Martire, per cui Dio, il Logos, è una relazione eterna ed originaria che agisce secondo un disegno razionale. Anche le altre religioni, quindi, sono vie di salvezza in quanto in sé contengono frutti dello Spirito: la verità, la bontà, la grazia, la santità. Insomma: con il Vaticano II si arriva alla conclusione, per nulla scontata, che anche se in forma embrionale il Verbo di Dio è presente in tutte le manifestazioni del genere umano.  

2. Il filosofo Lombardi anticipatore della Nostra aetate
Ed è in questo senso quindi che bisogna aprirsi al dialogo, al confronto con l’altro. A tal proposito, non si può dimenticare l’apporto del filosofo ed intellettuale cattolico Antonio Lombardi di Catanzaro (1898-1950), un vero profeta dell’apertura, tutta conciliare, della Chiesa cattolica ai tempi moderni[5].
Lombardi nella sua principale opera Critica delle Metafisiche (Bardi, 1942), da un lato, ribadisce l’importanza della filosofia cristiana sulle altre correnti filosofiche, in particolare quelle materialistiche e storicistiche, dall’altro però, nell’approcciarsi allo studio del pensiero orientale, cerca di trovare un dialogo tra le diverse culture e religioni. Egli è convinto, difatti, che fra Occidente ed Oriente non ci debba essere separazione in quanto “nella sostanza il pensiero umano è unitario”[6].
Nel cercare di individuare un legame tra la spiritualità orientale e quella occidentale[7], Antonio  Lombardi finanche nel panteismo cinese riconosce “l’infinita potenza e sapienza di un Dio ascoso, la sua ineffabile ma indiscutibile impronta” ed una “conoscenza e naturale rivelazione della divinità” che “parla della verità prima come dell’affermazione che la natura non è altra cosa che l’essenza dell’amore, dell’equità, della conoscenza e della saggezza”[8]. E, sempre riguardo alla filosofia (meglio, metafisica) cinese, nel confutare le posizioni di Lao-tse, guarda al “tao” –il principio inconoscibile messo a fondamento di tutte le cose- come al “miracolo di tutti i miracoli”, e precisamente: “Questo miracolo infatti non ebbe, né potrà mai avere altra risoluzione che le chiare lettere della Genesi: In principio Iddio creò il cielo e la terra”[9].
Antonio Lombardi è per davvero un uomo del dialogo: i suoi pensieri, pur profondamente cristiani, non hanno chiusure ideologiche. E’ un convertito che si affaccia a Dio e si dedica allo studio della realtà soprasensibile. La sua è una voce libera, forse anche perché cresce condizionato dalla presenza del padre Nicola socialista convinto e fiero oppositore del fascismo, anch’egli dalla mentalità molto aperta. In tanti hanno sempre testimoniato che il Lombardi con i suoi interlocutori ha sempre cercato un rapporto diretto, un dialogo franco e schietto. E così è stato, solo per avere un esempio, quando Antonio Lombardi, scrisse direttamente a Mussolini, per favorire la liberazione dal confini dell’amico frate siciliano Giuseppe di Maggio.

Nel suo scritto Che cosa è l’Asia [10] (un’opera rimasta incompiuta per la prematura scomparsa del filosofo)  Lombardi affronta più specificamente i temi del rapporto tra pensiero occidentale e pensiero orientale. Ed immediatamente salta all’occhio un’affermazione davvero profetica. Egli così scrive: “Illusoria è la barriera che divide l’Oriente dall’Occidente, giacché tutta la terra, tutta la natura è patria dell’uomo, che parla a lui con la sua antica, materna voce misteriosa”[11]. Il concetto è identico a quanto riportato al paragrafo n.1 della Dichiarazione conciliare  Nostra aetate: "Una sola comunità costituiscono i vari popoli. Essi hanno una sola origine poiché Dio ha fatto abitare l’intero genere umano su tutta la faccia della terra”. E continuando la stessa Dichiarazione afferma che “dai tempi più antichi fino ad oggi presso i vari popoli si trova una certa sensibilità di quella forza arcana che è presente nel corso delle cose e agli avvenimenti della vita umana ed anzi talvolta vi riconosce la Divinità Suprema o il Padre” (n. 2). Proprio quello che aveva detto Antonio Lombardi: “il cuore dell’uomo … non può sopprimere il suo anelito verso l’infinito”. Ed ancora: “Cercare l’infinito: questo l’uomo ha voluto; poiché è fondamento della sua natura tendere all’infinito, di aver sete dell’infinito”[12].  Ancora la Dichiarazione Nostra aetate afferma che “la Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni” (n. 2). Ed Antonio  Lombardi aveva detto qualche decennio prima: “La Chiesa poi non dice niente propriamente che sia falso tutto ciò che non è nel cristianesimo”[13].
Il compito dell’evangelizzazione che, da cristiano, si pone Lombardi, è soltanto conseguente al dialogo e ad una libera accettazione dei principi cristiani[14]. La riflessione comparativista di Antonio Lombardi non scade in un relativismo etico dal momento in cui egli ha sempre ben presente l’idea del Dio cristiano che è un “Dio libero dalle nebbie del mistero, tutto reale e razionale … un Dio di compassione e di amore … un Dio d’amore, di compassione e di consolazione infinita”[15] . Ecco che quindi il Cristianesimo ha qualcosa da dire e da dare all’Oriente e alle altre tradizioni religiose, ma soltanto nel momento in cui il messaggio evangelico è liberamente accettato.
Il filosofo Lombardi riflette al di fuori del principio esclusivista. Per lui la salvezza è universale e c’è pure fuori dalla Chiesa. “Vi sono molte verità naturali presso i popoli pagani, e la grazia della verità e della fede non è negata all’uomo, che anche al di fuori del cristianesimo, vive rettamente secondo natura. Giacché vi è un cristianesimo palese, e vi è un cristianesimo nascosto: quello di chi ha il cuore mondo innanzi a Dio, cui Dio non nega le virtù necessarie a salvezza”[16]. Che parole coraggiose e previgenti anni  prima il Concilio Vaticano II: Antonio Lombardi, già alla fine degli anni Quaranta del secolo scorso, slega l’annuncio salvifico da un’appartenenza etnica o religiosa.

3. La conoscenza delle altre religioni
Lombardi sa bene le differenze che si pongono tra il Dio dei cristiani e le altre religioni. In Critica delle Metafisiche, egli pone la netta distinzione tra il buddhismo e il cristianesimo: “Il buddhismo –scrive-, benché predichi il distaccamento dai beni terreni e l’amore universale delle creature, si differenzia nondimeno essenzialmente dal cristianesimo; giacché vive in esso l’anima di quel Buddha, che, avendo trovato falsi gli Dei del brahmanesimo, e che  non valevano i loro Paradisi a contentare l’anelito dell’uomo, falsa ancora l’identità del brahman, scoperse tutto lo squallore d’un mondo senza Dio, e la compassione della creatura l’assalse. Ma il cristianesimo, se proclama la vanità della creatura, vede però in essa, riferendola a Dio, un riflesso ed un dono dell’increata bellezza e dell’increato amore, e a lui si prostra riconoscente, amando in lui ogni creatura”[17]. Nonostante ciò non ha esitazione a mettere in relazione Buddha con Cristo: “Che se la perfetta beatitudine, e la liberazione finale, non può raggiungersi in vita, vi sono tuttavia degli uomini che a quella beatitudine anelano, ed ardono già dell’amore che abbraccia ogni creatura. Tali furono il Buddha e Gesù”[18].
Riguardo all’induismo scrive: “L’induismo, come religione, manca di quel carattere essenziale della vera religione, ch’è la conoscenza d’un Dio trascendente; tuttavia esso possiede, malgrado tante aberrazioni, il senso del divino e il sentimento dell’adorazione del divino”[19]. Sull’ebraismo e l’islamismo, appunta: “La religione ebraica, la sola che avesse fede in un Dio trascendente, fu anche la sola a combattere contro il politeismo e l’idolatria. E similmente la religione di Maometto, che dalla religione ebraica e cristiana apprese la credenza in un Dio trascendente”[20].

4. Verso una cristianità “cattolica”, cioè universale
Da Antonio Lombardi, illustre figlio di Catanzaro, orgoglio di santità, bisogna imparare a non alzare steccati tra ragione e fede, tra religioni e confessioni diverse, tra credenti e non credenti. E’ sicuramente la forza trainante del respiro universalistico e missionario della fede cristiana, insito nell’esperienza evangelica, che porta  Lombardi ad apparire un vero “profeta” dei tempi nuovi.
Il  filosofo ci insegna la bellezza del dialogo con gli altri, nonostante le fatiche. E non possiamo, come comunità cristiana, fare “orecchie da mercanti”, dal momento in cui anche Benedetto XVI nel recentissimo documento Africae Munus del 19 novembre 2011, licenziato dopo il Sinodo dei vescovi africani, ha il coraggio di affermare, almeno per quanto riguarda il cammino ecumenico, che “un cristianesimo diviso resta uno scandalo, poiché contraddice de facto la volontà del divino Maestro (Cfr: Gv 17,21)” (n.89).  
Cogliere l’unità tra i nostri fratelli risponde anche ad una prospettiva escatologica: il Regno a cui siamo chiamati a vivere, e che dobbiamo prima tutto realizzare qui in questo mondo, è un regno di armonia, di pace, di concordia e, quindi, soprattutto di unità.
 Come cristiani dobbiamo imparare a respirare a “due polmoni”, quello della nostra appartenenza alla Chiesa di Cristo, il primo, e quello dell’afflato ecumenico e interreligioso, il secondo. Entrambi sono inscindibilmente legati. Non si può rinnegare uno, per aprirsi all’altro e viceversa. Si correrebbe il rischio, da un lato, di giungere ad una visione fondamentalista della fede e, dall’altro, di scadere in un relativismo che non riconosce nessuna verità.
   La verità per i cristiani è una sola:. “E’ Gesù Cristo, unico mediatore tra Dio e l’uomo, vero Dio e vero uomo, che solo ha parole di verità”[21], ci ricorda sempre Antonio Lombardi. In questa verità bisogna trovare le ragioni profonde dell’apertura al prossimo, all’altro, al vicino come al lontano da noi.
   Ed in tale  prospettiva si riuscirà a realizzare una comunità missionaria, aperta a tutti, per davvero cattolica, cioè universale.

 (*) Giornalista pubblicista
e Consigliere Centrale della
Federazione Universitaria Cattolica Italiana
 (FUCI)



[1] Lo spunto per la redazione di questo saggio all’Autore è stato offerto dalla lettura di GIUSEPPE SILVESTRE, Percorsi per un dialogo ecumenico e interreligioso, Editoriale Progetto 2000, Cosenza, 2011.
[2] Decreto conciliare  Ad  gentes sull’attività missionaria della Chiesa, paragrafo 20.
[3] Decreto conciliare Unitatis redintegratio sull’Ecumenismo, paragrafo 1.
[4] Giovanni Filoramo, La Chiesa e le sfide della modernità, Editori Laterza, Bari, 2007 p. 51.
[5] Per una biografia cfr. LUIGI MARIANO GUZZO, Il Servo di Dio Antonio Lombardi. Profeta laico del ventesimo secolo, Elledici-Velar, Gorle (BG), 2012.
[6] VITO G. GALATI, Antonio Lombardi filosofo e penitente, “Osservatore romano”, 3 marzo 1962, p. 3.
[7] GIUSY BELFIORE, Antonio Lombardi. Un cattolico calabrese tra filosofia e politica, Edizioni Vivarium, Catanzaro, 1999, p. 126.
[8] ANTONIO LOMBARDI, Il senso religioso nell’antica filosofia cinese, in  “Osservatore Romano”, 6 novembre 1947, p. 4.
[9] ANTONIO LOMBARDI, Critica delle Metafisiche, Bardi, Roma, 1940, p. 313.
[10]ANTONIO LOMBARDI, Che cos’è l’Asia, in Antonio Lombardi tra santità e cultura, Edizioni Vivarium, Catanzaro, 1998, pp. 162-181. 
[11]  Ibidem p. 163.
[12]  Ibidem p. 166.
[13]  Ibidem p. 181.
[14] GIUSEPPE CIPOLLA, Giuseppe di Maggio e Antonio Lombardi. L’amicizia, la filosofia e la politica. Note a margine di un carteggio (1935-1950), Salvatore Sciascia, Caltanissetta-Roma, 2007, P. 183.
[15]  ANTONIO LOMBARDI, , Che cos’è l’Asia, in Antonio Lombardi tra santità e cultura, Edizioni Vivarium, Catanzaro, 1998, p. 180. 
[16]  Ibidem p. 181.
[17] ANTONIO LOMBARDI, Critica delle Metafisiche, p. 235.
[18] Ibidem, p. 308
[19] Ibidem, p. 269.
[20] Ibidem, p. 233.
[21] ANTONIO LOMBARDI, , Che cos’è l’Asia, in Antonio Lombardi tra santità e cultura, Edizioni Vivarium, Catanzaro, 1998, p. 180. 

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